22 Ott L’impegno di chi aiuta ragazzi fragili in periferia «Senza ascolto la rabbia sfocia in devastazione»
AVVENIRE – Giuseppe Muotolo
L’ATTIVITÀ NEI QUARTIERI ROMANI DI TOR BELLA MONACA E TORRE ANGELA
Roma
«Una sconfitta senza precedenti». Non usa giri di parole Lucia Ercoli, presidente di Fonte d’Ismaele, associazione a tutela delle persone di minore età, per commentare il fermo preventivo esteso anche ai minorenni dal nuovo decreto legge varato dal Governo. Una norma che «contrasta» la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dei fanciulli ratificata anche dall’Italia nel 1991. «Se un ragazzo assume questi comportamenti – riflette Ercoli riferendosi ai disordini di Milano -, ci si dovrebbe prima interrogare sul suo benessere psicofisico e sull’inquadramento del disagio. Che non si può contenere con i provvedimenti, ma con un’interpretazione più ampia». Secondo la presidente, lo Stato non può fermarsi a misure di contenimento, «talvolta anche necessarie», ma deve proporre degli «interventi di risoluzione» del problema. Purtroppo, continua la presidente, «non c’è questa visione. Siamo di fronte a una propaganda che accarezza gli istinti peggiori della popolazione, senza offrire risposte». Un minore, ribadisce, «non compie un reato se non ha un disagio psico-emotivo al suo interno». Al centro di tutto, dunque, bisognerebbe esserci sempre «l’ascolto».
Un orizzonte che è al centro delle attività promosse da Fonte d’Ismaele, un’associazione di volontariato che dal 2021 si occupa di tutelare i diritti dei minori in condizioni di vulnerabilità sociale nel difficile tessuto periferico del VI e del VII Municipio di Roma, intercettando quartieri come Tor Bella Monaca e Torre Angela. Una realtà che nasce dall’esperienza di Medicina Solidale, servizio sociosanitario rivolto alla cura delle fasce sociali fragili che da più di vent’anni opera nel territorio sud-est della Capitale. «Se manca l’ascolto – sottolinea Ercoli -, il rischio è che la rabbia poi sfoci in atteggiamenti antisociali, nella violenza e nella criminalità. Una rabbia causata anche dall’impossibilità di accedere a quello che viene propagandato a tutti come uno status symbol da raggiungere: la città non può essere una vetrina a cielo aperto di una ricchezza che viene negata alla maggioranza». Inoltre, continua la presidente, la frustrazione deriva anche dal fatto che a molti non viene riconosciuta la cittadinanza: «così in tanti non hanno un’identità giuridica e di appartenenza ». È su questi aspetti che lavora l’associazione, il cui nome è dedicato a padre Paolo Dall’Oglio, il gesuita impegnato nel dialogo interreligioso scomparso nel 2013, in Siria. «Riferendosi a Ismaele, figlio di Abramo – spiega Ercoli -, il religioso diceva che il bambino scartato è depositario di una promessa da parte di Dio. Sulla sua scia, cerchiamo di rileggere in chi viene scartato una promessa di futuro e di rinascita». Dal 2021 l’associazione ha intercettato oltre 1.200 bambini e ragazzi tra i 7 e i 19 anni. Attualmente sono 500 quelli che vengono seguiti. La prevalenza (circa l’85%) sono immigrati giunti principalmente dall’Est Europa, dal Sud America e dall’Africa. Vengono presi in carico in diversi modi. C’è chi viene affidato all’associazione dai servizi sociali perché considerato a rischio. E chi, grazie a un protocollo d’intesa con il Dipartimento della Giustizia minorile e di comunità firmato dall’associazione nel 2023, arriva per estinguere un reato attraverso il percorso di messa alla prova. I bambini e i ragazzi, però, vengono anche individuati direttamente. Mensilmente alcune unità di strada si muovono negli angoli più dimenticati per trovare e aiutare chi rimane nell’ombra.
Tutte le loro fragilità vengono prese sul serio e ascoltate. In primis, attraverso l’aiuto di specialisti: neuropsichiatri, psicoterapeuti dell’età evolutiva, educatori, animatori. E poi anche tramite diverse attività che aiutano i minori a scoprire se stessi e le proprie risorse. «Nel VI Municipio abbiamo degli sportelli in un ambulatorio chiamato “Medicina delle fragilità”, convenzionato con il policlinico di Tor Vergata – racconta Ercoli -. E abbiamo un centro dedicato a laboratori di giardinaggio, di arte, di pittura e di urbanistica attiva. Mentre nel VII Municipio c’è il nostro centro residenziale ». I minori studiano le aree degradate del territorio in cui vivono e, aiutati dagli adulti, cercano un modo per migliorarle. «Diventano coautori e coprotagonisti di processi trasformativi sottolinea la presidente -. È una forma di cittadinanza partecipata, perché è la cura della città che rende cittadino». E così, grazie a loro, più di qualcosa ha cambiato faccia. Per esempio, nei pressi della fermata della metro C di Torre Gaia, i ragazzi hanno affisso due mosaici e si sono presi cura del sottopasso lasciato al degrado, piantando siepi e alberi. Ma non solo. Hanno anche realizzato un orto urbano per la casa di riposo della chiesa evangelica di via del Grano. A lavoro finito, una ragazza proveniente dal carcere minorile di Casal del Marmo ha esclamato incredula: «Non pensavo di avere così tanta pazienza».
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Ercoli, presidente dell’associazione Fonte d’Ismaele: «Fermo preventivo esteso ai minori è una sconfitta.
Non ci si può fermare a misure di contenimento senza interrogarsi sul disagio»
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