A Papa Francesco il ringraziamento dei volontari dell’ambulatorio Madre di Misericordia

A Papa Francesco il ringraziamento dei volontari dell’ambulatorio Madre di Misericordia

Santità,

nella ricorrenza della Sua Elezione alla soglia di Pietro desideriamo ringraziarLa per averci permesso di servire la Chiesa attraverso gli ambulatori di Cure Primarie per Indigenti, sotto l’attenta guida del Cardinale Konrad Krajewski.

Gli “ambulatori di cure primarie” dell’Elemosineria Apostolica sono stati avviati nel 2015 con il Grande GIUBILEO della Misericordia come amore concreto a Gesù presente in ogni fratello più piccolo: affamato, assetto, nudo, straniero, carcerato, malato.

Il più grande degli ambulatori è l’Ambulatorio Madre di Misericordia ubicato nel Colonnato di San Pietro, un luogo non solo di cura ma di raccordo tra centro e periferia, un ponte tra visibili e invisibili, un segno della vicinanza della Chiesa ad ogni ferita umana.

Gli ambulatori pongono al centro del processo di cura la persona, sono ad accesso diretto e si rivolgono alle persone che vivono in condizioni di disagio estremo. L’intervento è finalizzato a superare le diseguaglianze, a rimuovere ogni impedimento tra domanda di salute ed accesso alla cura, a garantire il diritto alla salute.

 

 

Ogni atto medico è “ritagliato” sulle condizioni concrete della persona, attraverso l’ascolto attento della sua storia di sofferenza.  Il percorso di cura è “disegnato

” perché sia realmente percorribile e comprende: la distribuzione dei farmaci per il periodo di cura, il controllo continuato nel tempo, le medicazioni delle piaghe che colpiscono chi vive in strada.

All’interno degli ambulatori operano tanti volontari, medici, infermieri, psicologi, persone dedicate all’accoglienza, farmacisti; sono frequentati dagli studenti di Medicina che provengono dall’Università di Tor Vergata e dall’Università La Sapienza per i tirocini formativi.

Sono effettuati inoltre interventi periodici con il poliambulatorio mobile presso le periferie nascoste di Roma Città Metropolitana, dove migliaia di persone vivono in palazzi occupati campi rom  e insediamenti informali prive  di ogni tipo di assistenza.

A fronte dell’emergenza pandemica si è reso necessario rimodulare tutte le attività degli ambulatori, attualizzandole in ordine a un “lavoro” di contenimento del contagio da Covid 19 e di contrasto alla povertà delle persone più duramente colpite dalla pandemia. L’intervento è iniziato presso l’Ambulatorio Madre di Misericordia nel marzo 2020 ed è tutt’ora in corso, ma con un occhio rivolto a quanto accadeva nelle periferie, soprattutto a quelle “nascoste” collocate a ridosso o più spesso oltre il grande raccordo anulare, tra una consolare e un’altra, dove è più difficile risalire a una tipizzazione degli insediamenti e alle tipologie prevalenti dei suoi abitanti.  Siamo riusciti a raggiungerle con il poliambulatorio mobile e con loro abbiamo sviluppato un percorso di conoscenza e di familiarizzazione.

Qui vivono numerose comunità immigrate, spesso rappresentate da un’immigrazione irregolare e/o di transito provenienti dall’Est Europa, dall’ex regione Balcanica dal nord-Africa, dal centro sud-Africa, dal Corno d’Africa, dal Sud-America, dall’Est Asia. In questi insediamenti, caratterizzati spesso da occupazioni informali sono assenti i requisiti minimi di sicurezza, igiene, accessibilità, e la presenza del virus Covid 19 non è nota. Inoltre le culture d’appartenenza di queste comunità difficilmente comprendono il senso delle misure restrittive indicate per il contenimento dell’infezione, in particolare aderiscono con difficoltà alle norme di distanziamento sociale sia perché è connaturale la prossimità come modalità relazionale, sia per il sovraffollamento e per la promiscuità presente negli stabili.

Il cuore dei nostri interventi è stato principalmente rivolto  alla popolazione pediatrica presente in queste aree e che maggiormente ha sofferto delle misure restrittive adottate per la pandemia. Gli interventi sono stati realizzati su un duplice binario Educativo e Assistenziale. Sul piano dell’educazione sono stati stampati manifesti che tramite disegni illustrassero i comportamenti corretti per contenere il contagio. Gli interventi sono stati rivolti ad adulti e a bambini; i bambini sono stati coinvolti anche in attività ludiche per spiegare loro l’importanza del lavaggio delle mani, il distanziamento sociale, la pulizia degli ambienti. Sul piano dell’intervento assistenziale sono stati effettuati controlli della condizione igienico-nutrizionale dei bambini presenti, con trattamento delle affezioni dermatologiche da contatto (scabbia e pediculosi), distribuzione di viveri di prima necessità, distribuzione di soluzioni igienizzanti, distribuzione di pasti caldi.

Per far si ché la popolazione vulnerabile potesse essere tutelata dalla pandemia, dall’aprile 2020 abbiamo iniziato a realizzare gli screening diagnostici per infezione da SARS Covid 19, dapprima attraverso i test sierologici e poi tramite tamponi rapidi e molecolari.

Abbiamo altresì allargato l’offerta di screening ad alcuni agenti della Polizia di Stato, ai volontari della Comunità di Sant’Egidio e dell’Elemosineria Apostolica, ad alcuni assistenti sociali di Roma Capitale che ci aiutavano nel collocamento delle persone senza fissa dimora, in particolare dei minori stranieri non accompagnati.

Dal 19 aprile 2020 al 9 marzo 2021 abbiamo accolto presso l’Ambulatorio Madre di Misericordia 1.411 persone solo per i test per Covid 19, di cui 1.029 uomini e 382 donne con età media di 62 anni, provenienti da 96 diversi paesi del mondo dei quattro grandi continenti: Europa, Africa, Asia, America Latina.

In totale abbiamo realizzato 1.803 test di cui 246 sierologici, 940 tamponi rapidi e 617 tamponi molecolari. I pazienti risultati negativi al test sono stati 1.350, 61 i positivi con un tasso di positività del 4.52%.

 

Questo servizio è stato molto apprezzato dalle persone più fragili così spaventate dalla pandemia e dall’isolamento sociale a cui erano costretti. Sono fisse nei nostri occhi e nei nostri cuori le immagini delle strade deserte e dei poveri che pazientemente in fila aspettavano di fare il test presso l’Ambulatorio del Colonnato, anche per permettere loro di essere accolti nei dormitori. Per molti di loro l’intervento più necessario era quello di potersi riscaldare e di essere rassicurati sulle loro condizioni di salute rispetto all’infezione da COVID-19.

 

Così come non potremo dimenticare i loro ringraziamenti espressi attraverso il dono di cioccolatini, di un caffè (rarissimo durante il lockdown) o di un piccolo mazzo di fiori.

Queste premure ci hanno aiutato a superare la paura che ha accompagnato ogni nostro atto, la paura di essere contagiati e di poter contagiare i nostri familiari; paura che svaniva sapendo che l’Ambulatorio poggia sulla Pietra su cui è fondata la Chiesa contro cui il male non può nulla.

Santità, con questo piccolo scritto noi speriamo che Lei voglia accogliere il nostro servizio come segno del nostro affetto, della nostra vicinanza e della profonda gratitudine che abbiamo verso la Sua Persona e verso il Suo insegnamento e in modo particolare per la Sua testimonianza di amore a Gesù e ai fratelli.

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