A Fonte d’Ismaele: Paolo Dall’Oglio, la sorella: «Nel mio cuore sento che è vivo»

A Fonte d’Ismaele: Paolo Dall’Oglio, la sorella: «Nel mio cuore sento che è vivo»

L’incontro al Centro Fonte di Ismaele, alla vigilia dell’8° anniversario del sequestro, avvenuto in Siria il 29 luglio 2013. Lojudice: il desiderio di tessere relazioni e di dialogare con tutti «rappresenta l’opera di padre Paolo»

Il 29 luglio 2013 era di lunedì e da quel giorno non si hanno più notizie di padre Paolo Dall’Oglio, fondatore della comunità monastica cattolico-siriaca Deir Mar Musa, rapito a Raqqa, nel nord della Siria. Alla vigilia dell’ottavo anniversario del sequestro del gesuita, per i familiari è necessario mantenere viva l’attenzione sulla sua vicenda e sulla Siria raccontando anche ai bambini la sua missione, il suo carattere, la vocazione sacerdotale. «Paolo è avventuroso, è coraggioso. Si è affidato a Dio e, anche se era pericoloso, quando è scoppiata la guerra è voluto tornare in Siria. Fin da piccolo ha dato prova della sua grande capacità di comunicare con tutti», ha detto Francesca, sorella del sacerdote, parlando con Leo, Eitan e Gianfranco, rispettivamente di 7, 8 e 11 anni durante un incontro svoltosi questa mattina, 28 luglio, nel Centro “Fonte di Ismaele”, luogo di assistenza e cura, totalmente gratuito, dedicato a donne e bambini che vivono in condizioni di emarginazione sociale e intitolato proprio a padre Paolo.

Il nome della struttura, inaugurata nel novembre scorso, non è stato scelto a caso. Ismaele, figlio di Abramo e di Agar, costretto con la madre a fuggire nel deserto per l’invidia di Sara, è una figura biblica cara a padre Dall’Oglio. Scartato dagli uomini, Dio lo rende padre di un grande popolo. Nel 2007 il sacerdote aveva creato la rubrica “La sete di Ismaele” sul dialogo islamo-cristiano, pubblicata fino al suo rapimento su “Popoli” rivista internazionale dei gesuiti italiani. Come spiegò lo stesso gesuita, il titolo della rubrica fu scelto per «riconoscere il valore cristologico ed ecclesiologico del grido degli esclusi: un grido qualche volta scomposto o addirittura terrificante, ma un grido che la Chiesa non può non riconoscere come pertinente alla storia della salvezza».

In vista dell’incontro, i bambini hanno fatto dei disegni dedicati a questo passo della Genesi, che hanno regalato a Francesca. Andando con la mente a una gita di famiglia in montagna, quando il fratello era ancora piccolo – oggi ha 64 anni -, Francesca ha raccontato uno dei tanti episodi che testimoniano la predisposizione del sacerdote al dialogo e al confronto con gli altri. Quarto di otto figli, Paolo «a un certo punto si è perso – ha detto Francesca -. Dopo un po’ lo abbiamo ritrovato mentre chiacchierava con un pastore. Non abbiamo mai saputo di cosa stessero parlando ma lui era felice». Nelle parole della donna la speranza di poter riabbracciare il fratello quanto prima. «Nel mio cuore sento che è vivo – ha affermato -. Spero che un giorno possiate conoscerlo, sono certa che per lui sarebbe una grande gioia».

Questo desiderio di tessere relazioni e di dialogare con tutti «rappresenta l’opera di padre Paolo – ha aggiunto il cardinale Paolo Lojudice, arcivescovo di Siena e già ausiliare di Roma, presidente dell’associazione Dorean Dote, che ha contribuito all’apertura del Centro Fonte di Ismaele -. Dialogare con l’Islam non è semplice ma lui ha tentato questa strada impervia rischiando fino in fondo. Questo è uno stimolo a non arrendersi davanti alle difficoltà, a non lasciare solo nessuno, cercando di dare risposte alle tante vulnerabilità».

Il Centro si prefigge proprio di «raccogliere l’eredità del sacerdote e continuare ad ascoltare il grido dei tanti Ismaele che, esclusi, vivono nei deserti esistenziali della città spesso ignorati anche dalle istituzioni», ha affermato Lucia Ercoli coordinatrice di Medicina Solidale e direttrice di “Fonte di Ismaele”. Riccardo Cristiano, giornalista e scrittore, tra i promotori dell’associazione “Giornalisti amici di padre Dall’Oglio”, nata nel 2015, ha spiegato ai bambini che per padre Paolo «le diversità erano un arricchimento. La cosa più importante per vivere bene è vivere insieme, anche e soprattutto se la si pensa in modo diverso».

28 luglio 2021

Articolo originale: https://www.romasette.it/paolo-dalloglio-la-sorella-nel-mio-cuore-sento-che-e-vivo/

 

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